BITCOIN: IL FISCO CI METTE LO ZAMPINO

BITCOIN: IL FISCO CI METTE LO ZAMPINO

Fino a pochi mesi fa, il tema della tassazione sui guadagni ottenuti tramite il trading di valute virtuali era un tema poco esplorato dal nostro legislatore. Tuttavia, l’enorme popolarità del Bitcoin e il crescente numero di transazioni non potevano passare inosservate. Un famoso aforisma attribuito a Benjamin Franklin affermava che due cose sono certe nella vita: la morte e le tasse.

Sembra che sia giunto il momento di pagare delle tasse sui guadagni ottenuti dalle transazioni in Bitcoin. Prima di saltare a conclusioni affrettate è opportuno notare che vi sono alcuni limiti che potrebbero esentarvi dal pagamento delle suddette tasse.

Innanzitutto, l’agenzia delle entrate prevede di considerare il Bitcoin e le altre valute virtuali alla stregua di una valuta estera. Ciò significa che in linea di massima si applicano le stesse regole che si applicano nel caso di cosiddetti capital gain su valuta estera. Di fatto, la tassazione su capital gain è al 26%.

Nonostante questo, l’agenzia delle entrate afferma anche che la tassazione su capital gain avviene qualora il wallet sottostante abbia una giacenza media di 51.645,69 euro per almeno sette giorni lavorativi consecutivi.

Questa modalità di tassazione permette ai piccoli investitori privati di ottenere dei guadagni esentasse se operano al di sotto della soglia prescritta. Tuttavia, non lo esentano dalla dichiarazione dell’investimento e dai correlati adempimenti dichiarativi.

In sintesi, le principali novità riguardanti il Bitcoin in materia dichiarativa e fiscale sono due:

  1. Tassazione al 26% sui proventi dal trading di bitcoin, ossia sul capital gain. Questa tassazione si applica esclusivamente a quei depositi con una giacenza media di 51.645,69 euro per almeno sette giorni lavorativi consecutivi.
  2. Nel rispetto delle prassi sul monitoraggio fiscale, l’obbligo dichiarativo prevede la compilazione del quadro RW del modello unico PF.

Nonostante esistano ancora alcune zone d’ombra, la risoluzione dell’agenzia delle entrate sembra chiara e non lascia spazi a interpretazioni alternative. Oltre a quanto già detto, è interessante notare che poiché i wallet non sono assimilati a conti di natura bancaria, non è prevista alcuna tassazione a fini Ivafe.

fonte: https://www.ilbitcoin.news/bitcoin-il-fisco-ci-mette-lo-zampino/

 

Qualcosa e successo nel 2008

Qualcosa e successo nel 2008

La nascita
Nel 2008 è accaduto qualcosa di eccezionale ed unico, qualcosa paragonabile all’invenzione della ruota, del motore a scoppio delle onde radio o della lampadina, e di qualsiasi altra cosa scoperta da quando l’uomo abita la nostra terra, e queste scoperte ne hanno modificato per sempre i cambiamenti di vita.

Quando la crisi immobiliare ha rovinato milioni di famiglie e bruciato miliardi di risparmi, un uomo misterioso conosciuto con lo pseudonimo Satoshi Nakamoto ha pubblicato online un documento con la più grande rivoluzione nella storia di Internet.

Quel documento ha attratto i migliori matematici e programmatori di tutto il mondo, che insieme hanno creato la più grande rete di valore di scambio non legata ad alcun sistema tradizionale di controllo chiamata Blockchain, e con essa la prima criptovaluta, il Bitcoin.

Bitcoin è la prima valuta incorruttibile, non soggetta all’inflazione e gestita interamente dagli utenti, e lanciata con il valore di 0,01 centesimi.

Grazie a quindici milioni di persone che hanno condiviso, utilizzato ed investito in Bitcoin con l’obiettivo di rompere le barriere del sistema, Bitcoin ha superato a fine 2017 il valore di 19.000 dollari per unità dieci anni dopo la sua concezione.

La criptovaluta è diversa perché è uno strumento di libero scambio il cui valore è intrinseco ed è fisicamente detenuto dal portatore.

Bitcoin e Blockchain hanno trasformato e migliorato la vita di milioni di persone nel mondo, eppure sono solo una piccola parte rispetto a coloro che hanno ignorato o sminuito questa innovazione, inconsapevoli o fortemente influenzati dalla produzione infinita di notizie dissuasive ed allarmanti diffuse da mass media.

Il tempo è una conferma della potenza di questa innovazione. Il numero di persone che convertono i loro soldi in valute non governate da istituzioni e interamente possedute dal legittimo proprietario, sta crescendo esponenzialmente.

Questa rapida crescita della domanda ha reso il Bitcoin una valuta che pochi possono generare a causa dell’energia prodotta e dei costi delle attrezzature che spesso superano i ricavi delle attività minerarie. Questo è il motivo per cui sono state create centinaia di nuove criptovalute. Alcune nate solo per scopi speculativi, mentre altrie a causa di idee e obiettivi rivoluzionari.

Le criptovalute sono mezzi di scambio digitali che utilizzano la crittografia e il registro pubblico delle condivisioni (blockchain). Ciò rende le valute digitali molto più sicure e immutabili, poiché sono disconnesse dal sistema bancario e assicurano anche l’anonimato e la non rintracciabilità.

Le valute digitali e il mercato della blockchain sono appena agli inizi e possono crescere solo in modo esponenziale. In un periodo di due anni (2016-2017), interi mercati hanno iniziato a comprendere la radicale trasformazione che questa tecnologia ci ha fornito.

Il denaro era basato su prodotti e metalli, poi più tardi, sulla politica. Oggi, con criptovaluta, si basa sulla matematica.

Le Cryptovalute – Il Bitcoin

Le Cryptovalute – Il Bitcoin

Negli ultimi 100 anni, il dollaro ha perso circa il 97% del suo potere d’acquisto. Destino simile o anche peggiore è toccato alla Lira, al Marco, in generale qualsiasi moneta emessa da Stati o organizzazioni sovra-nazionali.
La ragione è semplice: sono monete inflattive, la cui emissione comporta una redistribuzione della ricchezza, questa redistribuzione è nient’altro che una tassa patrimoniale che paghiamo per ogni euro o dollaro che possediamo e che passa dalle mani di chi produce e lavora, a chi parassita.
I “parassiti” sono in generale i più grossi “debitori” nell’economia, ovvero Banche, Stati Nazionali e quei soggetti economici da essi sussidiati.
Questa redistribuzione oltre a colpire il cittadino a livello individuale, distorce le dinamiche economiche, creando i cosiddetti “cicli economici” e diminuendo a livello sociale l’efficienza produttiva, la qualità degli scambi e, in generale, il benessere.
In dieci anni la quantità di “moneta” in circolazione è aumentata di oltre un terzo.
Ovviamente, noi cittadini non abbiamo visto magicamente aumentare i nostri conti correnti di un terzo, eppure questi soldi sono stati immessi nell’economia, passando dalle mani di alcuni soggetti in particolare, per essere impiegati con un preciso scopo.
Ad oggi ci si può mettere al riparo dall’inflazione convertendo i propri euro in oro fisico, ma quest’ultimo non funziona bene come mezzo di scambio, proprio perché è “fisico”, pesante, costoso da trasportare, inadatto per effettuare pagamenti specialmente di importi piccoli.
Non è facilmente liquidabile, perché non tutti lo vogliono, perciò il suo potere d’acquisto varia in base a quanto siete bravi a trattare e su che mercato lo vendete, sareste disposti a ricevere il vostro salario in un corrispettivo in oro fisico?
Bitcoin, la prima cryptovaluta in ordine di fama e capitalizzazione di mercato, è deflattivo con precisione matematica, quindi ancor meglio dell’oro, di cui non si sa quanti giacimenti potrebbero essere scoperti in futuro ed inoltre, a differenza dell’oro, è anche un buono strumento di scambio poiché come l’euro o il dollaro non ha una dimensione fisica e di conseguenza la quantità in circolazione è una questione di “contabilità” digitale, il cui trasferimento è effettuato con un semplice “click”.
A differenza di euro o dollaro, non esistono barriere, dogane, intermediari: è l’unico modo in cui potete spostare ovunque nel mondo valori di qualsiasi importo e senza dover rendere conto a nessuno.
Non c’è nemmeno bisogno di internet, è possibile eseguire transazioni via satellite o sms, ma persino scritte su carta, a patto che raggiungano un miner, ovunque vi troviate, nessun tiranno, agenzia delle entrate, regime totalitario né maggioranze democratiche di statalisti o socialisti saranno in grado di impedire di usare Bitcoin.
Accettare bitcoin e/o altre cryptovalute significa prima di tutto capire che siamo di fronte ad un cambio di paradigma, un cambio epocale che molti ancora non capiscono o nemmeno percepiscono.

Grazie, non accettiamo banconote – La Svezia diventa senza contante

Grazie, non accettiamo banconote – La Svezia diventa senza contante

Solo l’1-2% dei pagamenti sono «cash». Pure l’offerta in chiesa è con lo smart phone La carta di credito riduce l’illegalità ma sono aumentate le truffe informatiche

 «We don’t like cash», cioè «a noi non piace il denaro contante». Con questo giudizio netto, la cortese addetta all’Ufficio turistico nell’aeroporto di Göteborg spiega perché non vengono accettate le corone svedesi in banconote o monete sul bus diretto in centro o sugli altri trasporti cittadini. Gli autisti vendono solo a chi paga con carte di credito e smart phone, come avviene in tanti altri servizi e attività commerciali del Paese. Vari analisti hanno indicato il raggiungimento di una Svezia «quasi cash free» in date tra il 2020 e il 2025.
«Cash free area»

Nel ristorante e nel bar del centralissimo hotel Europa di Göteborg, situati a livello strada e aperti a tutti, si può notare un cartello in inglese che avvisa di essere in una «cash free area», dove non si prendono contanti. Altri annunci simili si vedono in negozi e centri commerciali. Sono quasi tutti in inglese. I dieci milioni di svedesi risultano già ampiamente informati e in cinque anni, secondo la banca centrale Riksbank, hanno dimezzato gli acquisti con banconote e monete. Il loro importo complessivo è sceso tra l’1 e il 2% del totale dei pagamenti.

Le difficoltà dei pensionati

La larga maggioranza degli svedesi non critica i negozianti che utilizzano la facoltà di non accettare contanti. Ormai il 95% degli acquirenti possiede carte di credito o smartphone per i pagamenti elettronici. La banca centrale di Stoccolma ha evidenziato che l’aumento delle spese con carte di credito e smartphone ha coinciso con una riduzione di diverse illegalità (dallo spaccio di droghe all’uso del lavoro nero). Ma sono aumentate le truffe informatiche. Molti pensionati hanno difficoltà a gestire i pagamenti elettronici e i conseguenti rendiconti online. La Riksbank considera così tecnicamente molto difficile arrivare davvero a eliminare al 100% il denaro in contanti.

Macellai e salumieri

Ma ci si sta avvicinando sempre di più. Giornali svedesi hanno segnalato che accettano pagamenti tramite varie applicazioni degli smartphone dai venditori di strada fino ai raccoglitori delle offerte in chiesa durante la messa. Nel mercato coperto Saluhallen, nel centro di Göteborg, non si vedono passare di mano banconote e monete tra i compratori e i macellai o i salumieri. Nei piccoli botteghini interni, dove si può fare un pranzo veloce con le classiche polpette con purè e marmellata o con altri piatti tipici svedesi, il conto da meno di 10 euro si paga con carta di credito. Al pub-ristorante «The Golden Days», sul canale adiacente alla centralissima piazza Gustaf Adolfs, all’ora di chiusura si può vedere una cameriera indaffarata a calcolare le mance del giorno: non contando banconote e monete ricevute, ma spuntando quanto aggiunto ai conti sulle ricevute delle carte di credito.

Fiducia per l’hi-tech

Vari esperti svedesi hanno spiegato questa accelerazione verso una società senza contanti con la fiducia dei loro connazionali per le innovazioni tecnologiche e per il sistema bancario-finanziario, che è il principale promotore dei pagamenti elettronici (più redditizi rispetto a quelli con banconote e monete). La stagione dei tassi d’interesse zero o negativi avrebbe incentivato ulteriormente questo cambiamento, che consente ai clienti di ridurre i costi pretesi dalle banche. Alcuni negozianti avrebbero esposto il cartello «no cash» anche per non rischiare di essere considerati dalla clientela in ritardo rispetto alla tendenza così ampia di dare l’addio al denaro contante, che rilancia di nuovo l’immagine della Svezia tradizionalmente all’avanguardia. Stavolta addirittura nel settore dove nel 1661 conquistò il record di primo Paese europeo a emettere banconote.

Fonte: corriere.it